Maestri

Azatō Yasutsune (Ankō) 安里安恒 (1838/1827?-1906)

Azatō Ankō (安里安恒), a volte traslitterato anche come Azato Yōsuzato, fu uno dei più importanti maestri di Karate-dō dell’Okinawa del XIX secolo. Nato nel 1838 (secondo alcune fonti nel 1827) e morto nel 1906, Azatō apparteneva a una famiglia benestante e ricevette un’educazione classica e marziale di alto livello, come si usava tra la nobiltà locale (Shizoku). Studiò presso il celebre Matsumura Sōkon (松村宗棍), il leggendario guardiano del re di Ryūkyū, e ne ereditò lo stile Shuri-te (首里手), mantenendone una forma particolarmente ortodossa e rigorosa.

Azatō fu una figura riservata, lontana dalla scena pubblica e dalle istituzioni scolastiche dove il Karate iniziava a essere insegnato sistematicamente. A differenza del suo compagno e amico Itosu Ankō (糸洲安恒), che promosse attivamente l’introduzione del Karate nelle scuole e sviluppò i kata Pinan e il moderno Shōrin-ryū (少林流), Azatō preferì restare nell’ombra, divenendo un kage-shihan (影師範), un “maestro nell’ombra”. Fu considerato l’erede spirituale del Matsumura-ryū (o Shōrin-ryū Gokoku-an Karate), uno stile che preservava l’austerità e la profondità del Karate tradizionale.

Oltre al Karate, Azatō si dedicò allo studio della spada secondo lo stile Jigen-ryū (示現流), al tiro con l’arco (Kyūdō) e all’equitazione. Come già Matsumura prima di lui, fu profondamente influenzato dal principio del “colpo unico” (Ikken Hissatsu 一拳必殺), un concetto secondo cui un solo colpo ben portato dovrebbe essere sufficiente a risolvere un combattimento. Questo principio influenzò anche la futura scuola Shōtōkan-ryū (松濤館流), fondata in Giappone da Funakoshi Gichin (船越義珍), il quale fu proprio allievo diretto di Azatō.

Azatō accettò pochissimi allievi. Il più celebre fu proprio Funakoshi Gichin, che lo conobbe grazie al figlio maggiore di Azatō, suo compagno di scuola. All’età di quindici anni, Funakoshi iniziò ad allenarsi sotto la guida di Azatō in sessioni notturne, segrete, lontane da occhi indiscreti. Nelle sue memorie, Funakoshi descriverà l’approccio del maestro come austero e rigoroso, fondato sulla ripetizione e sull’essenzialità. Emblematico è il detto “Hito-kata san-nen” (一形三年), secondo cui “ci vogliono tre anni per apprendere un solo kata”. Questo tipo di formazione aveva lo scopo di scolpire l’essenza del movimento e non solo l’aspetto esteriore della tecnica.

Un celebre aneddoto narra che Azatō sfidò a mani nude un temuto spadaccino, Yorin Kanna, uscendone indenne grazie al suo straordinario controllo del corpo e dell’energia. Sebbene non abbia mai insegnato pubblicamente né fondato una scuola, il suo influsso sul Karate moderno è immenso. Fu lui a trasmettere a Funakoshi non solo le tecniche, ma anche la visione del Karate come via di perfezionamento personale, fondata su disciplina, sobrietà e autocontrollo.

Funakoshi stesso ricorda con ammirazione le lunghe conversazioni tra Azatō e Itosu, che si incontravano spesso per discutere di tecnica e filosofia. Le differenze tra i due maestri — uno più pubblico, l’altro più riservato — hanno arricchito la formazione di Funakoshi, che seppe fondere queste influenze per creare un Karate accessibile, ma radicato in una profonda spiritualità marziale.

Un nipote di Azatō, Yasuzato Yoriyuki (1906–1976), partì per il Giappone negli anni ’30 e fondò il Shōbukan, dove insegnò una forma classica di Shuri-te, mantenendo viva la linea di famiglia. Nel 1902 Azatō redasse anche un importante testo dal titolo Okinawa no Bugi (沖縄の武技 – Le arti marziali di Okinawa), in cui raccolse i nomi e le gesta di numerosi maestri dell’isola, offrendo una preziosa testimonianza della tradizione marziale okinawense.


Fonti principali:

  • Kenji Tokitsu, Storia del Karate – La via della mano vuota, Luni Editore, 2001.
  • Gichin Funakoshi, Karate-dō: Il mio modo di vivere, Edizioni Mediterranee.
  • Roland Habersetzer, Karate-dō, Amphora, 2000.
  • Patrick McCarthy, The Bible of Karate: Bubishi, Tuttle Publishing.
  • Andreas Quast, Karate 1.0 – Parameters of an Ancient Martial Art, 2013.

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