La Scuola Shōtōkai
La Scuola Shōtōkai 松濤会 nasce con l’intento di preservare e proseguire il messaggio originario del Maestro Gichin Funakoshi, andando oltre le derive sportivo-agonistiche che si stavano affermando nella pratica del Karate moderno. Il termine “Shōtō” (松濤), che significa “onde tra i pini”, era lo pseudonimo poetico del Maestro Funakoshi, mentre “kai” (会) significa “associazione”. La Shōtōkai, pur condividendo radici comuni con lo stile Shōtōkan, si presenta sin dal 1956 come una realtà autonoma, fedele all’essenza educativa, filosofica ed etica dell’arte, lontana dalla sua trasformazione in disciplina competitiva.
Fondata da Gichin Funakoshi, Shigeru Egami e Genshin Hironishi, la Scuola Shōtōkai rappresenta una scelta consapevole di orientamento. Non si tratta semplicemente di un altro stile, ma di una vera e propria via alternativa alla pratica del Karate. I fondatori ritenevano che l’evoluzione sportiva stesse distorcendo profondamente lo spirito originario dell’arte marziale, riducendola a un gesto atletico vuoto, lontano dalla ricerca interiore e dalla trasformazione del praticante.
Particolarmente centrale in questo percorso è il lavoro di Shigeru Egami, al quale si deve la profonda revisione dei metodi di pratica, che hanno condotto il Karate verso una dimensione più morbida, percettiva ed energetica.
Nato nel 1912 nell’isola di Kyūshū, Egami cresce in una famiglia di commercianti e si avvicina dapprima allo jūdō. Ma il suo destino cambia radicalmente quando, trasferitosi a Tōkyō per studiare all’università Waseda, incontra il Karate del Maestro Funakoshi. Ne rimane folgorato e diventa uno dei suoi allievi più devoti, ritenuto spesso il suo erede spirituale.
Fin da giovane, Egami nota che il karate insegnato dal Maestro Funakoshi era morbido, naturale, non forzato, una pratica fluida in armonia con il corpo e la mente. Proprio questo modello originario egli vorrà recuperare, contrapposto alla tendenza sempre più diffusa a enfatizzare potenza, durezza e velocità.
Durante gli anni Trenta si allena intensamente anche con Yoshitaka Funakoshi, figlio del Maestro, con il quale condivide l’ambiziosa idea di dare vita a una “Scuola Shōtōkan Superiore”, che spingesse il Karate oltre la sua forma convenzionale. Ma la morte prematura di Yoshitaka segna una svolta dolorosa, lasciando Egami solo nel proseguire quella ricerca profonda.
A partire dagli anni Cinquanta, mentre insegna presso l’università di Gakushūin, Egami inizia un processo di messa in discussione radicale delle tecniche tradizionali, delle posture rigide e dell’uso eccessivo della forza fisica. Respingendo le certezze accumulate fino a quel momento, egli si immerge in una ricerca personale e intensa, non solo tecnica ma anche spirituale, influenzata da pratiche meditative, cicli energetici e persino osservazioni cosmiche legate al sole e alla luna.
Nel suo Karate, la tecnica diventa veicolo di esplorazione del corpo come strumento energetico e comunicativo. Egami lavora a una vera e propria trasformazione del pugno (tsuki), arrivando a concepire il Tōate, il colpo a distanza, un gesto che non richiede il contatto fisico per trasmettere energia. In questa visione si avverte l’influenza delle arti interne, in particolare dell’Aikidō di Morihei Ueshiba e del Shinwa-taidō di Shōyō Inoue, entrambi profondi conoscitori della dimensione spirituale e percettiva del corpo.
La salute di Egami è precaria sin dall’infanzia. Soffre di gravi problemi digestivi, contrae la tubercolosi a ventiquattro anni e in seguito una polmonite. Eppure, nonostante le sue condizioni fisiche, viene spesso descritto come un uomo “dai muscoli d’acciaio”, la cui determinazione è incrollabile. Col passare degli anni, tuttavia, i suoi dolori aumentano, così come le difficoltà economiche e personali.
È nel pieno della sofferenza, bloccato a letto, che Egami sviluppa una percezione nuova: la consapevolezza di sentire l’altro anche ad occhi chiusi. Vive quella che definisce una esperienza di premorte, da cui esce con una rinnovata sensibilità energetica. Da quel momento si dedica al perfezionamento del Tōate, affinando l’abilità di colpire con la sola intenzione. Per Egami, la debolezza del corpo diventa una porta per l’elevazione dello spirito.
Shigeru Egami muore nel gennaio del 1981, dopo un ultimo ricovero per polmonite. Lascia dietro di sé non solo una scuola di Karate, ma un messaggio più grande: l’invito a superare il dualismo tra forza e debolezza, tecnica e spiritualità, corpo e mente. Il Karate della Shōtōkai non è uno stile, ma una via (Dō 道), un percorso esistenziale in cui l’efficacia non si misura con la violenza, ma con la profondità della trasformazione interiore.
Nella sua forma più alta, la pratica non è più semplice allenamento fisico, ma diventa ascesi. Come nel Budō, la disciplina diventa una forma di elevazione dell’essere. La Shōtōkai rappresenta ancora oggi un baluardo di questa visione, in cui il Karate è un’arte per conoscere se stessi e vivere in armonia con il mondo.
