La Pratica del Karate

Attualmente la pratica del Karate, ad eccezione degli agonisti che necessitano di una pratica particolare finalizzata alle competizioni, ha una frequenza di due/tre volte a settimana. La durata varia tra un’ora ed un’ora e trenta e si articola abitualmente in questo modo:

Taiso ( ): tradotto letteralmente “temprare il corpo”; non è altro che la ginnastica necessaria per riscaldare il corpo e prepararlo senza traumi all’attività

Kihon (基本):  lavoro dedicato alle tecniche di base

Kumite (): combattimento nelle sue forme sia dichiarato che libero con lo studio della distanza e dei tempi

Kata ( o ):  esecuzione delle forme secondo lo stile praticato

In più si possono eseguire esercizi di potenziamento a corpo libero o con macchine, da soli o a coppie. Un tempo veniva utilizzato uno strumento chiamato “Makiwara” 巻き藁 (letteralmente 巻き”maki”, rotolo, e 藁 “wara”, paglia) che consiste in un asse di legno imbottito di paglia all’estremità ed utilizzato  per colpire.

In origine, tale disciplina è nata per l’autodifesa e l’orientamento è quello della ricerca della massima efficacia possibile. Quando si tratta di misurarsi con altri uomini, si entra in una sfera più complessa che non sia il semplice esercizio fisico. La tecnica e l’atteggiamento che ne derivano si basano sul  presupposto che nel confronto sono in gioco la vita e la morte. Non una coppa o una medaglia, ma qualcosa di estremamente più importante, la nostra stessa incolumità, in accordo con il principio del Budō.

La pratica del combattimento (Kumite 組手) è relativamente recente; nell’Okinawa-Te e nell’insegnamento dei primi maestri provenienti da Okinawa. Non è presente quello che oggi chiamiamo “combattimento libero” e l’esercizio di combattimento consiste in un combattimento più convenzionale. Questa forma di combattimento viene introdotta nel primo periodo di divulgazione del Karate nelle università giapponesi, con lo scopo di avvicinarsi il più possibile al combattimento reale.

Parallelamente all’esercizio al combattimento che si effettuano con un compagno, ci sono una serie di esercizi che si effettuano da soli. Questi sono il Kihon (基本 letteralmente fondamenta o radici e base) e Kata ( o letteralmente forma).

Il Kihon non è altro che l’insieme delle forme di addestramento alle tecniche fondamentali di parate e di attacco ottimizzando le capacità fisiche e l’utilizzo ottimale dell’energia Ki.
In generale consiste  nella ripetizione delle tecniche di allo scopo di  automatizzare i movimenti di base. Come un bambino impiega più di un anno a camminare ma poi lo fa senza più pensarci, così il karateka con le ripetizioni, automatizza i gesti necessari per la difesa e il contrattacco. Come si richiede, l’approssimazione non è consentita e ogni tecnica va eseguita a regola d’arte nella forma corretta secondo quanto richiesto dallo stile praticato.

Il Kata rappresenta una sequenza di tecniche il cui svolgimento si identifica in un combattimento contro uno o più avversari da diverse direzioni. In sostanza è una sequenza di gesti formalizzati e codificati orientati alla realizzazione del , attraverso il quale si acquisiscono conoscenze molto profonde. Il termine Kata è tipicamente giapponese ed è già presente in altre attività soprattutto nella spada e nel Jūjitsu. Quando il karate viene introdotto in Giappone, viene utilizzato per designare le sequenze gestuali che prima vengono chiamate esclusivamente con il loro nome proprio. Il Kata è la vera essenza della pratica  Karate Dō. Il lavoro su di esso si estende per anni  poiché inizialmente lavora per memorizzare la sequenza dei gesti per poi concentrarsi sulla perfetta armonia di forme e movimenti.