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Il jyu ippon kumite è una forma di combattimento prestabilito che potremmo definire “semilibero”. In questo tipo di esercizio tori e uke assumono entrambi la posizione di zenkutsu dachi e l'attacco viene sempre dichiarato. Ci si difende con applicazione dell' irimi .

Diversamente dalle altre forme di combattimento prestabilito (ippon kumite, sanbon kumite, ecc.), ogni volta che viene rotto questo “schema di base” si passa al combattimento libero. Ciò significa che se, ad esempio, uke si muove prima di tori questo non gli segnala più di rientrare, ma lo attacca. Il suo attacco è libero e può quindi essere una tecnica diversa da quella dichiarata inzialmente. Ovviamente uke può difendersi e i due avversari devono gestire autonomamente un piccolo combattimento lbero, che termina alla prima tecnica valida portata a segno; in caso di “stallo” dopo due o tre scambi ci si allontana e si rientra nella posizione di partenza.

E' interessante notare il fatto che può essere anche tori a rompere lo schema (se ad esempio si muove senza attaccare o fa una finta) e in tal caso sarà uke a passare all'attacco (libero). Addirittura quest'ultimo, rendendosi conto di aver rotto lui lo schema, può attaccare direttamente senza aspettare che sia uke a farlo. E' evidente, quindi, come nel jyu ippon kumite i ruoli di chi attacca e chi difende non siano rigidamente definiti, ma possono essere scambiati, rendendo l'esercizio molto più complesso.

Ma la difficoltà più grande sta nel conservare la concentrazione, in quanto non si può mai sapere quale sarà l'esito del'azione. Nel Jyu ippon kumite, infatti è fondamentale matenere sempre una sorta di “comunicazione” tra i due partner di lavoro: questa comunicazione deve iniziare al momento del saluto e terminare solamente alla fine dell'esercizio, con il saluto finale.

Anche l'interruzione della comunicazione da parte di uno dei due avversari è da considerarsi una rottura dello schema. Quindi se uke sente o pensa che tori abbia interrotto la comunicazione (naturalmente vale anche il contrario) può attaccare senza che quest'ultimo abbia (apparentemente) fatto niente. La comunicazione va mantenuta anche dopo ogni singola parata: mentre rientrano lentamente ai loro posti tori e uke devono rimanere concentrati e se uno si distrae momentaneamente l'altro parte all'attacco, e così via.

Detto così sembra un sitema molto macchinoso di regole; in realtà si tratta solo di casi esemplificativi e l'esercizio è molto più lineare, in quanto non bisogna ragionarci eccessivamente ma si deve andare molto a “sensazione”. Scopo del jyu ippon kumite è infatti sviluppare l'intuizione, per cui non bisogna preoccuparsi troppo se attaccare o meno (d'altronde se si tentenna sarà poi l'avversario ad attaccarci): se ci si sente di entrare sull'avversario lo si fa e basta. Questo non vuol dire lavorare con trascuratezza (anche se per migliorare con questo tipo di lavoro non bisogna aver paura di sbagliare) , ma cercare di sviluppare al massimo, attraverso la comunicazione con il proprio partner, le propria percezione del pericolo, senza che la nostra parte razionale ci condizioni troppo * .

Brunetti Giancarlo



* A tale scopo sono state sviluppate delle varianti dell'esercizio in cui uke parte con gli occhi chiusi o girato di spalle


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