Gichin Funakoshi

Gichin Funakoshi (船越 義珍 Shuri, 10 novembre 1868 – Tōkyō, 26 aprile 1957)

Gichin Funakoshi nasce a Okinawa nel 1868, primo anno dell’era Meiji, periodo in cui il Giappone passa dal feudalesimo all’era moderna. Egli appartiene a una famiglia di funzionari molto legata alla tradizione, malgrado una situazione economica spesso instabile.

Gichin Funakoshi vuole dapprima studiare medicina ma, al momento di presentarsi a scuola, prende conoscenza della seguente regola: “Uno studente di medicina non deve portare la crocchia”. Nella società antecedente alle riforme, i capelli raccolti a crocchia testimoniavano il rango della famiglia e simboleggiavano materialmente la continuità con gli antenati. L’importanza che riveste in Giappone il culto degli antenati è particolarmente accentuata ad Okinawa, e Gichin Funakoshi, non potendo accettare una simile offesa, preferisce rinunciare alla medicina.

Conserva la crocchia fino all’età di vent’anni, e, quando decide di tagliarsi i capelli, ciò provoca un conflitto familiare. Per tutta la vita resterà profondamente legato alla tradizione. Così, molto più tardi, quando sua moglie, nel corso degli anni Venti, potrebbe raggiungerlo a Tōkyō , dove egli si è stabilito, non potrà farlo, poiché in tal caso nessuno rimarrebbe a occuparsi della tomba degli avi.

A 21 anni, Gichin Funakoshi diventa insegnante a tempo determinato in una scuola elementare della città di Naha, e continuerà a mantenere l’incarico di educatore a Okinawa per oltre trent’anni. In seguito parte per Tōkyō per presentare e diffondere nel centro del Giappone l’arte della sua isola natale. Quando fonda la sua scuola di karate, l’esperienza di educatore emerge nel suo rapporto con gli allievi, i quali lo rispetteranno tanto più in quanto, insieme al karate, egli insegna uno stile di vita.

A partire dall’età di 12 anni, Gichin Funakoshi studia il karate sotto la direzione di Ankō Asato. L’allenamento in quel periodo si svolgeva di notte, all’aperto, spesso in un giardino. Gichin Funakoshi scrive: “In quell’epoca mi sono allenato a un solo kata per molti mesi, e perfino per molti anni. Dovevo continuare, senza sapere per quanto tempo, fino a che il mio maestro dicesse “si”. E il maestro non diceva mai “si”.

Per questo la durezza dell’allenamento è difficile da descrivere. Il Maestro Asato non mi toglieva mai gli occhi di dosso per tutto il tempo degli allenamenti nel suo giardino. Egli rimaneva nella veranda, seduto ben diritto sui talloni, senza cuscino. Era tuttavia già molto anziano… Quando terminavo un kata, mi diceva solo “bene”, “si”, o “ancora”, senza mai un complimento.

Dovevo solo continuare a ripetere senza fine la stessa cosa, inzuppato di sudore. A fianco del maestro seduto era sempre appoggiata una lampada a petrolio il cui chiarore pareva affievolirsi, e talvolta mi accadeva di non percepirla più a causa della fatica. L’allenamento proseguiva fino all’alba”. Asato ha una grande reputazione come maestro dell’arte del te o to de.

Gichin Funakoshi è tuttavia il solo suo discepolo che si conosca. Questo è nella logica dell’esoterismo della trasmissione del karate prima del secolo XX. E’ all’inizio della sua carriera nell’insegnamento scolastico che Gichin Funakoshi fa la conoscenza di Ankō Itosu, amico intimo di Ankō e come lui discepolo di Sōkon Matsumura.

Ankō Itosu è anch’egli conosciuto come un grande maestro, ma a differenza di Asato, si interessa ai problemi dell’educazione nel sistema scolastico allora in via d’elaborazione. Seguendo il consiglio di Ankō, Gichin Funakoshi sarà d’ora in avanti il discepolo di questi due maestri.

Hanno entrambi lo stesso nome, all’incirca la stessa età, sono stati formati dallo stesso maestro, ma ciascuno ha la propria concezione del karate. Le loro idee differiscono tanto quanto le loro morfologie. Ankō Asato era di grande taglia, largo di spalle, con occhi penetranti. “Era come un antico guerriero”, scrive Gichin Funakoshi.

Sensei Ankō Itosu assieme a Kenwa Mabuni e Gichin Funakoshi

Ankō Itosu non era alto, e il suo corpo era “come una botte”. Secondo l’insegnamento di Asato:

Bisogna considerare le mani e i piedi dell’avversario come una spada”, non bisogna dunque lasciarsi mai toccare. Secondo Itosu: “Se l’attacco dell’avversario non è efficace, si può ignorarne volontariamente l’effetto lasciandosi toccare”, quindi “anche rafforzare il corpo contro i colpi è importante“.

Occorre sottolineare che, nell’antico stile di insegnamento del karate, non soltanto le tecniche, ma la concezione del combattimento potevano variare seguendo la morfologia e la personalità, e la trasmissione era estremamente personale e limitata. L’antico stile di trasmissione era esoterico, ma aveva al tempo stesso una grande flessibilità, che corrispondeva alla personalizzazione dell’arte.

Gichin Funakoshi continua a proseguire la pratica del karate sotto la direzione di questi due maestri, parallelamente al proprio lavoro a scuola. Scorgendolo talvolta rincasare all’alba, i vicini credono che rientri dopo aver passato tutta la notte in un quartiere di piacere, ed egli non li disillude; anche questo mostra 1’aspetto di segretezza della pratica del karate.

Nel 1921, il Principe imperiale, in viaggio verso l’Europa, si ferma a Okinawa. E’ un avvenimento eccezionale. In questa occasione Gichin Funakoshi è incaricato di dirigere una dimostrazione di karate fatta dagli scolari. Nel 1922, un anno dopo questo avvenimento, è organizzata a Kyoto un’Esposizione nazionale di educazione fisica, e Gichin Funakoshi vi è mandato per presentare il karate di Okinawa. Egli pensa di ritornare a Okinawa dopo queste dimostrazioni.

Kanō Jigorō (嘉納 治五郎; Mikage, 28 ottobre 1860 – Mar del Giappone, 5 maggio 1938)

Ma Jigorō Kanō, fondatore del Judō, che ricopre importanti funzioni al ministero dell’Educazione, lo invita a tenere una presentazione del karate nel suo dōjō Kōdōkan, a Tōkyō .
Accettando la sua richiesta, Gichin Funakoshi aveva pensato di prolungare il suo soggiorno a Hondo di qualche giorno soltanto. Ma, in seguito agli incoraggiamenti ricevuti da Jigorō Kanō dopo questa dimostrazione, decide di restare a Tōkyō per diffondervi l’arte del suo paese. All’età di 53 anni, Gichin Funakoshi abbandona quindi le sue funzioni di insegnante e, lasciando moglie e figli a Okinawa, comincia a vivere da solo a Tōkyō, per far conoscere il karate.

Si ritrova senza lavoro, ma con la passione di far conoscere l’arte della sua regione ai giapponesi, che consideravano questa un po’ come un’isola straniera. In quest’epoca, la popolazione di Okinawa aspira ad affermare la sua identità culturale e nazionale giapponese; Gichin Funakoshi non fa eccezione, e la sua passione per la diffusione del karate è una manifestazione di questa volontà collettiva.

La dimostrazione al Kōdōkan ebbe luogo il 17 maggio 1922. Shinkin Gima, originario di Okinawa e studente all’università, che partecipava a questa dimostrazione, racconta: “Per la dimostrazione, il maestro Gichin Funakoshi ha fatto innanzi tutto una presentazione del karate di Okinawa e del percorso di ognuno di noi. Poi ha eseguito il kata Ku-shan-ku; in seguito io ho eseguito Xaifanchi. Dopo la dimostrazione dei kata, abbiamo mostrato un esercizio di combattimento convenzionale… Dopo la dimostrazione il maestro Kanō ha detto:

Signor Gichin Funakoshi, penso che il karate sia un’arte marziale onorevole. Se pensa di diffonderla a Hondo, potrei darle un aiuto, qualunque esso sia. Mi dica cosa posso fare per lei”. Sono certo che è a seguito di queste parole di incoraggiamento che il maestro Gichin Funakoshi ha deciso di rinunciare a ritornare a Okinawa“.

Non avendo alcuna risorsa, Gichin Funakoshi lavora come portinaio in un pensionato per studenti originari di Okinawa, chiamato Meisei-juku. E’ alloggiato in una camera di “tre tatami” (5 m²). Il suo lavoro principale è la pulizia quotidiana della casa e del giardino, la distribuzione della posta agli studenti e l’accoglienza dei visitatori.

Il suo lavoro corrisponde all’affitto; gli occorre dunque guadagnare di che nutrirsi, per questo ottiene il permesso di utilizzare la sala conferenze per insegnare il karate. All’inizio, ha solo pochissimi allievi: “Avevo talvolta l’impressione di lottare da solo, senza avversario“, racconta. Capita frequentemente che visitatori venuti per vedere il maestro di karate prendano Gichin Funakoshi per un vecchio impiegato incaricato delle faccende nella pensione.

1953 il Club di Karate dell’Università di Waseda University. Il capitano Tsutomu Ohshima seduto alla destra del Maestro Funakoshi.

Tuttavia, in capo a due o tre anni, il numero di allievi comincia ad aumentare. Gruppi di studenti di molte università formano dei club di Karate. Il particolare modo di insegnamento e di trasmissione del karate in Giappone si costituirà a partire dai rapporti gerarchici tra gli studenti. Questi rapporti formano degli ingranaggi dinamici tra studenti ed ex-allievi della stessa università, non soltanto nel campo dello sport o delle arti marziali, ma anche nelle relazioni di lavoro all’interno di una stessa impresa o tra aziende diverse.

Di fatto, la dinamica sociale, in Giappone, si basa spesso su questo tipo di relazioni gerarchiche. E le scuole di karate che hanno conosciuto una grande estensione si sono appoggiate su questi canali tipici del Giappone. E’ per questo che la diffusione del karate nelle diverse università è stata molto importante.

Scrive Gichin Funakoshi: “In quell’epoca, vivevo ogni giorno con l’impressione di vedere un chiarore che si ingrandiva poco a poco nella notte tenebrosa… non era più, quindi, una lotta senza avversario…, il mio petto si gonfiava spesso di gioia“.

Nel 1941, tre anni dopo la costruzione del dōjō Shōtōkan, scoppia la guerra del Pacifico.

Dōjō Shōtōkan Tokyo

Nel 1945 il dōjō Shōtōkan , sette anni dopo la sua costruzione, è annientato sotto i bombardamenti americani; Yoshitaka si ammala gravemente. La guerra termina, lasciando il Giappone in un disordine desolante. Gichin Funakoshi, a 77 anni, lascia Tōkyō per raggiungere sua moglie che si era rifugiata a Oita (nel sud del Giappone). Essi si ritrovano dopo una lunga separazione e vivono insieme coltivando da soli della verdura e raccogliendo molluschi e alghe in riva al mare. La vita non è certo facile, ma finalmente sono insieme.

Da sinistra Masatoshi Nakayama, Gichin Funakoshi e Teruyuki Okazaki

Due anni più tardi, nel 1947, sua moglie si ammala improvvisamente e muore poco tempo dopo. Prima di morire gli domanda di coricarla in modo che prima la sua testa si trovi in direzione di Tōkyō, poi nella direzione di Okinawa. Scrive Gichin Funakoshi: “Ha pregato l’Imperatore, e ha detto addio ai suoi figli che vivevano a Tōkyō, poi ha salutato i suoi antenati che sono sepolti a Okinawa. Questa fu la fine di mia moglie, che aveva fatto di tutto perché io potessi proseguire nella via del karate”. Effettivamente, coricarsi con la testa nella direzione di qualcuno è un segno di rispetto, girare i piedi nella sua direzione è un’offesa.

Possiamo vedere in questo atto d’addio della signora Gichin Funakoshi, la concretizzazione di un modello culturale di prima della guerra che, anche se non è più messo in pratica, resta in fondo alla coscienza dei Giapponesi contemporanei. In questo stesso 1947, Yoshitaka, il figlio al quale aveva affidato lo Shōtōkan, muore anch’egli. Gichin Funakoshi, ha l’impressione di aver perduto tutto con la guerra.

Tuttavia gli studenti hanno ripreso l’allenamento all’università, malgrado l’atmosfera di depressione che investe tutto il Giappone dopo la disfatta, e gli allievi anziani sopravvissuti ai campi di battaglia cominciano a ritornare. Gichin Funakoshi, ha 80 anni, ritorna a Tōkyō . I suoi allievi anziani usciti da università diverse cominciano a raggrupparsi per riformare la scuola Shōtōkan.

Nel 1949 si costituisce la Japan Karate Association (J.K.A.) con alla testa Gichin Funakoshi, dell’età di 81 anni. Sembra, per un momento, che l’unita della scuola Shotkan sia stabilita. Ma, dagli inizi degli anni Cinquanta, le divergenze di opinione sui modi di praticare e di insegnare il karate, e anche sull’organizzazione della scuola, suscitano conflitti. Il numero dei praticanti continua tuttavia ad aumentare di anno in anno. Gichin Funakoshi muore nel 1957, all’età di 89 anni.