Storie di “Shōtō”- (parte 13)


Vicende tratte dalla Autobiografia di Gichin Funakoshi 

Vincere senza combattere… parte seconda





Gichin Funakoshi (船越 義珍 Shuri, 10 novembre 1868 – Tōkyō, 26 aprile 1957)
Gichin Funakoshi (船越 義珍 Shuri, 10 novembre 1868 – Tōkyō, 26 aprile 1957)

Per anni la famiglia della moglie di Funakoshi, effettua esperimenti sulla pianta della patata dolce, con lo scopo di selezionarne una specie migliore. Dopo la restaurazione Meiji del 1868, la famiglia si trasferisce a Mawashi, un piccolo villaggio di contadini poco lontano da Naha come conseguenza alle ristrettezze economiche dovute alla restaurazione stessa. 

Il padre, appartenente al partito degli ostinati, è ritenuto da tutti una persona eccentrica.
Le sue giornate si svolgono molto semplicemente. Quando il tempo è bello si prende cura dei campi, quando piove passa gran parte del tempo a leggere. 

Un giorno sua figlia decide di andare a fargli visita assieme ai bambini.
Lo stesso Funakoshi nel tardo pomeriggio si incammina decidendo di raggiungerla. Non gli piace l’idea che la moglie torni da sola col buio. Lungo la strada solitaria verso Mawashi, due uomini dal volto coperto da un fazzoletto saltano fuori dagli alberi e gli sbarrano il cammino.

Uno di essi inizia con tono insolente a minacciarlo. Egli, mantenendo la calma risponde in modo alquanto tranquillo, anzi più questi si stizziscono, più lui rimane sereno. Capisce che colui che ha preso la parola per primo, dal modo in cui stringe i pugni, non  conosce il karate ed il suo compagno, dal modo di maneggiare il bastone, è un dilettante. 

Funakoshi con suo fare tranquillo e sicuro di sé, spiega di non  avere denaro con sé e nemmeno tabacco perché non fuma. Ha solo con sé alcuni “manju”, delle focacce che ha intenzione di offrire all’altare della casa del suocero. “Meglio di niente!…” esclama uno dei due uomini afferrandole. Fatto questo, entrambi gli uomini scompaiono tra gli alberi facendo perdere le loro tracce.

Qualche giorno dopo Funakoshi racconta questo episodio ai suoi maestri e Azato lo elogia per il suo comportamento perfettamente in linea con lo spirito marziale del karate. 

Funakoshi, soffocando il proprio orgoglio, rimane interdetto per quella strana affermazione. Nessuno dei due maestri negli anni ha mai elogiato l’esecuzione di alcun suo kata, ora invece lodano il suo atteggiamento non belligerante. Nonostante tutto però questo gli procura un grande senso di gioia.



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