Storie di “Shōtō”- (parte 12)

Vicende tratte dalla Autobiografia di Gichin Funakoshi 

Vincere senza combattere… parte prima

Gichin Funakoshi (船越 義珍 Shuri, 10 novembre 1868 – Tōkyō, 26 aprile 1957)
Gichin Funakoshi (船越 義珍 Shuri, 10 novembre 1868 – Tōkyō, 26 aprile 1957)

A Okinawa c’è una strada a sudovest del Castello di Shuri che conduce a quella che un tempo era villa del Governatore Ochaya Goten. Chiusa dalle mura di cinta della villa, è presente una casa da tè dove il Governatore, dopo una giornata di lavoro era solito andare con la moglie ed i figli.  
La strada, poco più lunga di un miglio, è pavimentata in pietra e fiancheggiata da entrambi i lati da due file di alberi di pino. 

Quando la villa viene aperta al pubblico il Maestro Itosu, e i suoi allievi tra cui Funakoshi, vi si recano abitualmente di sera al chiaro di Luna, per discutere di karate o di poesia. Una di queste sere, rimangono per così tanto tempo che perdono di vista il fatto che sia già molto tardi. 

Quando decidono di ritornare è già davvero notte fonda. Il viale alberato è illuminato solo da una luna coperta oramai da una spessa foschia così che il gruppo è costretto ad affidarsi anche alla luce delle lanterne per aiutarsi nel cammino. 

Ad un certo punto, il primo che guida il gruppo, si ferma gridando di spegnere le lanterne. Ha appena intravisto nell’oscurità un gruppo non ben identificato di losche figure che stanno per assalirli. Il numero dei loro assalitori sembra essere pressappoco il loro anche se è talmente buio da non distinguerne i volti.

Per quanto possa sembrare strano, Itosu, invece che incitare i suoi ragazzi a dimostrare la loro abilità, li esorta a non fare nulla e mantenere le spalle alla luna. Ad un certo punto suggerisce a Funakoshi di parlare con loro suggerendogli di sottolineare la sua presenza nel gruppo.

Lentamente si avvicina e riesce finalmente ad intravvedere i volti degli assalitori coperte da fazzoletti. Con molta calma fa notare che sono tutti allievi del Maestro Itosu e che lo stesso Maestro è presente in quel momento. 

“Mai sentito nominare” … si sente rispondere da uno della banda mentre tenta di afferrarlo al petto. “Niente combattimento, ascolta cosa hanno da dire”, ribadisce Itosu. 

Proprio in quel momento, si avvicina un altro gruppo di persone estraneo alla vicenda. Persone che hanno l’aspetto di coloro che hanno bevuto. Inizialmente quest’ultimi incitano i due gruppi a combattere, ma in un secondo momento, riconosciuto il Maestro Itosu, cambiano idea.

Dieci o venti di loro non sarebbero sufficienti per batterli, meglio scusarsi in fretta. Non ci sono delle vere e proprie scuse, ma dopo qualche mormorio tra loro, si allontanano nella notte senza proferire parola. 

Giunti a casa sua, Itosu fa promettere ai suoi ragazzi di non raccontare nulla a nessuno di quanto accaduto quella sera. 

Si viene in seguito a sapere che i malintenzionati erano “Sanka”, che lavoravano al villaggio dove viene distillato un liquore chiamato “Awamori”. Questa gente non ha in realtà cattive intenzioni, ma piuttosto fama di essere turbolenti e violenti e molto orgogliosi della loro forza fisica. Quella notte, mettersi alla prova con i ragazzi di Itosu sembrava essere un una grande idea. 

Ad ogni modo Itosu elogia ampiamente i suoi ragazzi per la condotta tenuta quella sera perché avrebbero molto probabilmente utilizzato le proprie abilità contro persone impreparate.


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