Storie di “Shōtō”- (parte 10)

Vicende tratte dalla Autobiografia di Gichin Funakoshi

Una vipera che conosce il Karate

Gichin Funakoshi (船越 義珍 Shuri, 10 novembre 1868 – Tōkyō, 26 aprile 1957)

A Okinawa vive un tipo di vipera estremamente velenosa che si chiama “habu”.
Il suo veleno è talmente letale che per sopravvivere al morso ad una mano o ad un piede, è necessario amputare l’arto immediatamente.   Anche ora, che si possiede il siero, l’animale risulta essere ugualmente molto pericoloso ed il siero va iniettato il più presto possibile.

Prima della sua scoperta, Gichin Funakoshi si reca dal Maestro Azato per i consueti allenamenti notturni di karate. E’ già sposato da alcuni anni e si fa accompagnare dal figlio maggiore portando con sé una piccola lanterna per illuminare il cammino.

Lungo la strada tra Naha e Shuri, è situato un antico tempio dedicato alla “Dea della Carità” chiamato Kannon e si trova proprio lungo il percorso per recarsi dal Maestro Azato.
Appena superato il tempio, Funakoshi si accorge della presenza sulla strada di un qualche cosa che, in un primo momento, identifica come escrementi di cavallo. Ad un’analisi più accurata, si rende conto però di aver a che fare con qualcosa di vivo.

Resosi conto che si tratta proprio del famigerato rettile sibilante pronto a colpire, il figlio, urlando di terrore, si stringe alla gambe del padre. Prontamente Funakoshi afferra la lanterna tenuta dal figlio e la fa oscillare lentamente da destra a sinistra senza mai perdere di vista l’animale.
Ad un certo punto, questo decide di strisciare via verso un campo di patate

Non è la prima volta che Funakoshi vede un Habu, ma è la prima volta che accade così a breve distanza e con il rettile pronto ad attaccare.
Nonostante sia terribilmente spaventato, lo segue all’interno del campo, facendosi strada alla fioca luce della lanterna.

Non passa molto tempo che alla luce della lanterna riesce a scorgere gli occhi brillanti della vipera.
Vedendo Funakoshi che continua a far oscillare la lanterna, abbandona però l’idea di attaccare, sparendo velocemente nel buio del campo.

Scampato il pericolo, Funakoshi riprende assieme a suo figlio la strada verso la casa di Azato e anche da questa esperienza trae un insegnamento sui valori del karate.

Tutti nell’isola conoscono la pericolosità e la caparbietà di quel rettile. Anche lui conosce lo spirito del karate e non è scappato. Ha creato la situazione di preparare un attacco migliore scivolando in un angolo del campo preparandosi ad un attacco“.

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