Storie di “Shōtō”- (parte 7)

Vicende tratte dalla Autobiografia di Gichin Funakoshi

Da Mano Cinese a Mano Vuota

Gichin Funakoshi (船越 義珍 Shuri, 10 novembre 1868 – Tōkyō, 26 aprile 1957)

Il termine “Karate 空手” si può tradurre sia come “mano vuota”, sia come “mano cinese” poiché, nella lingua giapponese, caratteri diversi possono avere medesima pronuncia e uno stesso carattere ha pronunce diverse a seconda del contesto. In particolare karate, è composto dai due caratteri “Te”, che significa mano, e da “Kara” che invece ha il duplice significato di “vuoto” e di “cinese”. Lo stesso Funakoshi, al momento del suo viaggio a Tōkyō negli anni ’20 del secolo scorso, non ne è esattamente sicuro di quale sia il vero significato, ma suppone che “kara” sia inteso come cinese piuttosto che vuoto. 

A Okinawa si utilizza il termine karate, ma più frequentemente si chiama l’arte solo “Te” o “Bushi no Te”. Inoltre non vi sono testimonianze certe di quando si cominci ad utilizzare karate, tantomeno se con karate si intenda kara come cinese o come vuoto. In conseguenza della forte influenza cinese nei secoli passati, kara è verosimile che si identifichi come un qualche cosa proveniente dalla Cina, ma nessuno lo sa con certezza. Ad ogni modo il karate praticato da Funakoshi è già parecchio diverso dalla boxe cinese, per cui egli stesso al suo arrivo a Tōkyō prende le distanze da questa ipotesi. 
Più tardi, presso l’università di Keio (慶應), viene a formarsi un gruppo di ricercatori storici sul Karate dove Funakoshi propone di dare all’arte in oggetto il nome completo di “Dai Nippon Kempō Karate Dō”: “La Via del grande metodo di pugilato giapponese a mani vuote” eliminando completamente ogni tipo di richiamo alla Cina.
Tale denominazione non è però accolta con favore, anche se Funakoshi ritiene che il significato di “Vuoto” rimanga quello più appropriato. Non solo riesce a sottolineare la totale assenza di armi, ma in più ribadisce il concetto di “mani e piedi nudi”.

Il termine “vuoto” può avere un’ulteriore chiave di lettura nel significato di “svuotamento” del cuore e della mente da tutte le vanità terrene, attraverso la pratica come insegna la filosofia Buddista Zen. ”Shiki-soku-zeku” e “Ku-soku-zeshiki“ vengono tradotti  letteralmente come: “Tutti gli aspetti della realtà visibile equivalgono al vuoto (“Ku” il nulla) Il vuoto (“Ku” il nulla) è l’origine di tutta la realtà”. Sono un classico delle scritture Buddiste il significato va ricercato nella Materia che è considerata “vuota” e tutto è “vanità”; non a caso “Ku” può anche essere pronunciato “Kara”. 

Nel 1922, appena arrivato a Tōkyō, scrive un libro dal titolo “Ryūkyū KempōKarate”, dove karate è ancora “mano cinese” ed i nomi dei kata sono ancora quelli che si praticano ad Okinawa. 
Il karate che propone Funakoshi è diverso da quello che ha imparato dai suoi maestri Azato e Itosu. Oltre a modificare i nomi dei kata per renderli più famigliari ai giapponesi, rivisita e semplifica i movimenti affinchè possano essere praticati da tutti indistintamente: uomini, donne, ragazzi, ragazze, giovani e anziani. In più vorrebbe che il karate fosse adottato universalmente come una disciplina sportiva in tutte le scuole.
Funakoshi attua questa revisione senza presunzione che in un futuro questi nomi non possano essere nuovamente cambiati, poiché è convinto che l’arte debba evolvere con i tempi. 

A Okinawa vi sono due scuole significative, e più correttamente parliamo di “Shuri Te (首里手)” e di “Naha Te (那覇手)”. Con la prima si intende il karate praticato nell’area intorno a Shuri e si crede derivi dall’antico Shōrin Ryū, con la seconda invece il karate praticato intorno a Naha derivante dallo Shōrei Ryū. A loro volta si pensa che queste scuole derivino dalle quelle di boxe cinese Wu tang e Shōrinji Kempō (少林寺拳法), sviluppatesi durante le dinastie Yuan, Ming e Chin. La scuola Wutang, prende il suo nome dalla montagna dove la leggenda racconta venga praticata per la prima volta tale disciplina e viene fondata da “Chang Sanfeng”.

La Shōrinji Kempō invece viene fondata direttamente dallo stesso Daruma, il fondatore anche del Buddismo Zen. Shōrinji è esattamente la pronuncia del nome del Tempio Shaolin situato nella provincia di Hunan, dove Daruma predica il Buddismo. La leggenda narra che Il suo metodo di allenamento sia una forma di boxe che fa praticare ai suoi seguaci e che i questi siano così fisicamente poco allenati che cadono esausti quasi subito. Egli ordina allora di ricominciare l’indomani stesso l’allenamento, per far si che i loro cuori siano in tal modo preparati a seguire la via del Budda. Questa è tuttavia una leggenda, ma quello possiamo pensare è che la boxe cinese, in seguito ai contatti commerciali che Okinawa intrattiene con la Cina, giunge nell’isola e si fonde con le tecniche di difesa del luogo, per dare vita al karate. 

Quello che sappiamo è che Funakoshi cerca di prendere il meglio da entrambe le due scuole. La scuola Shōrei predilige tecniche agili con poca forza, adatte a persone minute, viceversa in quella Shōrin si riscontrano tecniche con una minor mobilità, ma con tecniche di autodifesa più efficaci.

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