Storie di “Shōtō”- (parte 5)

Vicende tratte dalla Autobiografia di Gichin Funakoshi

Un combattimento di Matsumura

Gichin Funakoshi (船越 義珍 Shuri, 10 novembre 1868 – Tōkyō, 26 aprile 1957)

Funakoshi studia karate non solo dai suoi due maestri più importanti, Azato e Itosu. Tra i suoi insegnanti di Okinawa, c’è anche il maestro Matsumura. Di lui si racconta un curioso aneddoto quando riesce a sconfiggere un avversario senza nemmeno sferrare un solo colpo. Questa storia è così famosa, che nel tempo è divenuta una vera e propria leggenda del karate. 

A Naha vi è un negozio di un signore quarantenne, fisicamente molto prestante ed ancora in piena forma. Egli si guadagna da vivere con incisioni di disegni su oggetti di uso comune. Un giorno si presenta nel suo negozio un uomo, decisamente di stampo differente da lui, ma con altrettanto spirito combattivo. E’ più giovane, probabilmente non sopra la trentina, non altrettanto allenato, ma comunque una fisicità degna di nota. E’ molto alto, con uno sguardo acuto come quello di un’aquila. Entra nella bottega, pallido e con l’aria piuttosto abbattuta, chiedendo un disegno sul fornello in ottone della sua lunga pipa. L’artigiano prende la pipa in mano, la guarda e molto gentilmente domanda incuriosito al suo visitatore se non sia Matsumura, il noto maestro di Karate. Il Visitatore risponde in modo affermativo.  Effettivamente si tratta proprio di Matsumura. L’artigiano è contento di conoscerlo finalmente perché è da tanto tempo che vuole studiare karate sotto la sua guida. La risposta di Matsumura però è piuttosto brusca; non ha più alcuna intenzione di insegnare karate. Addirittura dichiara di esserne stanco. Vista la strana risposa, l’incisore insiste così che Matsumura inizia a spiegare i motivi di questa dolora decisione.

Egli ha insegnato l’arte del Karate al capo del Clan, ma è proprio in conseguenza ad un episodio accaduto durante gli allenamenti, che è stato sospeso da questo incarico. Il suo allievo era uno studente mediocre, in più non si impegnava sufficientemente per migliorare la sua tecnica.

In una occasione in particolare Matsumura, viene attaccato con una tecnica maldestra e decide di reagire. La conseguenza è una caduta rovinosa, senza gravi conseguenze, se non nell’orgoglio del suo importante allievo. Matsumura venne rimproverato e gli fu ordinato di partire fino a nuovo ordine. Si trattava di una sorta di esilio forzato. Sono passati un centinaio di giorni e non ha ancora avuto notizie. Il capo del Clan è ancora in collera nei suoi confronti.

L’incisore, ascoltato il racconto, minimizza l’accaduto e sostiene che nella vita di ognuno ci sono alti e bassi, e a maggior ragione insiste nella sua richiesta. Vuole davvero studiare karate con Matsumura, oramai è disoccupato. Il maestro però non cambia idea, ha oramai abbandonato l’idea di insegnare karate. In più, a suo dire, non vi è motivo per cui l’incisore voglia imparare l’arte da lui, quando a Naha e a Shuri, egli è già conosciuto come un esperto di tutto rispetto. Ma l’incisore è troppo determinato a voler praticare con Matsumura, ed insiste a tal punto con la sua richiesta da infastidire il maestro. A questo punto l’artigiano, in modo meno garbato, di quanto abbia fatto sino ad ora, sfida Matsumura in un incontro. Egli stranamente accetta lasciando decidere allo sfidante luogo ed ora dell’incontro. Viene deciso per le cinque del mattino del giorno successivo, presso il cimitero al Palazzo Kinbu, dietro al palazzo Tama.

Alle cinque del giorno dopo i contendenti della sfida si presentano puntuali nel luogo prestabilito. Si dispongono a 12 iarde di distanza faccia a faccia. L’incisore effettua il primo attacco, dimezza la distanza decidendo di sferrare un pugno al fianco destro di Matsumura, che lo affronta impassibile contrastando i tentativi di attacco dello sfidante senza fare assolutamente nulla. Matsumura non muove un muscolo, ma solo con lo sguardo, riesce a inibire l’attacco dell’artigiano, che desiste e si ritira. Egli a questo punto viene pervaso da una strana sensazione e una strana sudorazione. Si siede allora su di una roccia vicino a Matsumura, che fa la stessa cosa. Perché non riesce ad effettuare nemmeno un attacco? Matsumura esorta il suo sfidante a riprendere l’incontro. Come si sbloccherà questa situazione? Lo sfidante improvvisamente si lancia in un attacco ma Matsumura resta immobile. Lo sfidante si sente nuovamente completamente impotente di fronte al suo avversario e perde interamente lo spirito combattivo. Affranto da questa sua incapacità di concludere il combattimento abbandona, scusandosi per l’insolenza. Matsumura, nonostante lo stupore iniziale, tutto sommato il suo sfidante è un esperto, lo rassicura. Lo spirito combattivo è eccellente e se avessero combattuto realmente avrebbe potuto essere anche sconfitto. Matsumura quando viene sfidato è conscio del fatto che l’uomo di fronte a lui è più che mai deciso a vincere e lui stesso è pronto a morire se avesse perso. E’ inoltre molto turbato per aver perso il suo lavoro di istruttore, ma una volta iniziato l’incontro il suo atteggiamento cambia. Realizza che fino al quel momento è stato preso da questioni di poco conto. Quell’episodio lo ha fatto diventare un uomo più saggio. L’essere umano non è una creatura perfetta, è vulnerabile. Dopo la morte ritorna agli elementi. La materia è vuota e tutto è vanità. Gli uomini sono come fili d’erba o alberi della foresta, creature dello spirito dell’universo, che non ha né vita né morte. La vanità dell’uomo è il solo ostacolo alla vita.

L’incisore riflette sulle sagge parole del Maestro, e sulla importante lezione di vita impartitagli in quella occasione.

Per quanto riguarda Matsumura viene in seguito perdonato dal capo del Clan e ricollocato nel suo vecchio ruolo di Istruttore.

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