Storie di “Shōtō”- (parte 4)

Vicende tratte dalla Autobiografia di Gichin Funakoshi 

Il Maestro Yasutsune Itosu

Gichin Funakoshi (船越 義珍 Shuri, 10 novembre 1868 – Tōkyō, 26 aprile 1957)

Sia il maestro Azato che il maestro Itosu condividono molte qualità tra cui curiosamente anche  il nome; entrambi si chiamano Yasutsune. A differenza di molti istruttori di Karate che sono riluttanti a permettere ai loro allievi di studiare presso altri maestri, sia Azato che Itosu consigliano a Funakoshi, via via che si presenta l’occasione, altri esperti dai quali imparare tecniche nuove.  Sono un vero esempio di umiltà e modestia. 

I due maestri però anno concezioni differenti sulla filosofia del Karate e sono anche fisicamente molto diversi. Azato è alto con le spalle larghe e sguardo acuto e tagliente come un antico guerriero. Itosu, non è molto alto, ha un ampio torace che ricorda vagamente un barile di birra, e due baffi piuttosto lunghi che gli danno l’aria di una persona tranquilla e ben educata. Itosu possiede in realtà una forza straordinaria, ogni volta che viene sfidato da Azato, negli incontri di lotta, ne esce sempre vincitore.
E’ così perfettamente allenato da sembrare invulnerabile.

Un giorno a Naha, nel ristorante situato all’interno del parco dei divertimenti, proprio mentre si accinge ad entrare, Itosu viene aggredito da un giovane robusto che prova a ad attaccarlo con un pugno alle spalle. Senza voltarsi, solo con la contrazione degli addominali, fa scivolare il colpo e contemporaneamente afferra il polso destro dell’aggressore. Rimane impassibile senza guardarlo e lo trascina all’interno del ristorante dove ordina da mangiare e da bere. Sorseggia il bicchiere di vino e finalmente guarda in volto il suo aggressore, ancora a terra immobilizzato. Gli chiede come mai provi così tanto rancore nei suoi confronti. Itosu, nonostante la sua grande forza, è un uomo pacifico, lo lascia andare e gli  offre da bere.

Un altro aneddoto riguarda un incontro con un giovane istruttore di Karate di una scuola non ben identificata.
Questo ha l’abitudine di nascondersi dei vicoli, e quando un passante gironzola nei paraggi, lo colpisce improvvisamente. Così sicuro della sua forza, decide di sfidare Itosu, cercando di attaccarlo di sorpresa.
Una notte lo segue furtivamente e, sicuro di non essere visto, gli sferra un pugno alla schiena. Sconcertato probabilmente dal fatto che il colpo non ha avuto l’effetto desiderato, perde l’equilibrio e cade venendo prontamente afferrato da Itosu. La sua presa è conosciuta ad Okinawa per essere estremamente forte. Tutti sanno che è capace di spezzare una spessa canna di bambù con la sola forza della mano. Itosu continua così a camminare trascinando l’aggressore senza degnarlo di uno sguardo, che resosi conto della sciocchezza fatta, lo supplica di perdonarlo. A questo punto Itosu lo guarda e gli chiede il suo nome. Afferma di chiamarsi “Goro” e ironicamente Itosu gli dice che non dovrebbe cercare di fare scherzi del genere ad un vecchio come lui, poi lo lascia andare e passa oltre.

Il Maestro Itosu è davvero molto forte, Funakoshi racconta di quando viene aggredito da un gruppo di teppisti, che in brevissimo tempo si ritrovano a terra privi di conoscenza. Un testimone dell’accaduto, riferisce tutto ad Azato, che ancora prima della fine del racconto, lo interrompe ipotizzando che tutti gli assalitori devono per forza trovarsi a terra privi di conoscenza. Interdetto, il testimone gli chiede come possa saperlo. Azato risponde semplicemente che nessun esperto di karate attaccherebbe alle spalle, e se qualcuno pratico dell’arte lo facesse con Itosu, conoscendolo così bene, i suoi pugni si saranno abbattuti sui volti degli assalitori e nessuno sarebbe stato in grado di scamparla.

In un’altra occasione Itosu viene svegliato da rumori sospetti provenienti dalla porta di casa e si accorge che qualcuno sta tentando di forzare la serratura per entrare. Con un solo pugno fracassa la porta di legno e contemporaneamente afferra il polso del ladro. Come riferisce Azato il foro causato dal colpo di Itosu è perfettamente circolare e non frastagliato, come quello che avrebbe prodotto un pugno da un karateka normale.

Sono racconti di altri tempi ma degni di essere menzionati. Il ricordo dei suoi due maestri e di tutto ciò che da loro ha imparato, è vivo nella mente di Funakoshi. Utilizzare gambe e braccia come spade, come sostiene Azato, o allenare il suo corpo a sopportare qualsiasi tipo di colpo senza curarsi di quanto potente possa essere, come sostiene Itosu. Dopo sposato Funakoshi, fa spesso visita assieme ai suoi bambini a casa dei due maestri ormai anziani. Brucia spesso incenso all’altare buddista impegnandosi a non fare mai uso del suo “corpo allenato” per un’uso illecito come gli è stato insegnato dai suoi maestri.

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