Storie di “Shōtō”- (parte 2)

Vicende tratte dalla Autobiografia di Gichin Funakoshi

Che cosa “Non è” il Karate 

Gichin Funakoshi (船越 義珍 Shuri, 10 novembre 1868 – Tōkyō, 26 aprile 1957)

Gichin Funakoshi scrive la sua autobiografia nell’ultimo periodo della sua vita. Siamo negli anni che seguono la fine del secondo conflitto mondiale. Egli stesso ammette che sull’argomento Karate sono state dette e scritte innumerevoli sciocchezze. Per definire che cosa sia il Karate, intende iniziare intanto a definire cosa non sia il Karate.
A tale scopo racconta l’aneddoto dove riferisce di aver udito qualcuno definirsi un’autorità di quest’arte, nell’affermare l’esistenza di un Kata di nome “Nukite“. In tale kata si utilizzano solo le cinque dita della mano che vengono conficcate  dentro un barile pieno di fagioli per ore e ore. Chiaramente col proseguire dell’allenamento le dita si feriscono, ma l’allenamento deve andare avanti.

Quando le dita si saranno cicatrizzate, allora il kata prosegue sostituendo i fagioli col la sabbia, via via con oggetti sempre più duri: dai sassolini a pallini di piombo. Secondo questo esperto, le dita diventano così talmente forti da riuscire a rompere una spessa tavola di legno, ma anche una grossa pietra e perforare persino la spessa pelle di un cavallo.

Funakoshi sostiene che questi racconti forvino la vera natura dell’arte. Forse in un tempo lontano ci saranno stati esperti capaci di simili imprese, ma ai suoi tempi non c’era nessun uomo vivente in grado di tali prodezze.

Racconta che un giorno, un uomo si presenta nel suo Dojo e si offre di insegnarli la tecnica di perforare il corpo di un uomo riducendo la sua carne a brandelli. Funakoshi lo prega di provare tale tecniche su di lui ma alla fine riesce solo a pizzicargli la pelle, provocandogli solo un livido.

Si raccontano molte vicende su diverse abilità, che si possono migliorare con un allenamento costante, lo stesso Itosu riesce a rompere un bambù con un colpo, ma c’è un limite alla forza fisica che nessun uomo riesce a superare.

E’ vero che un esperto di Karate riesce a rompere una tavola di legno o delle tegole, con un colpo, non vi è nulla di eccezionale in questo, è solo ed esclusivamente questione di allenamento. Questo tipo di lavoro, tuttavia, non ha nulla a che fare con lo vero spirito del Karate. Non c’è nulla di misterioso o di sovrumano è solo una dimostrazione di forza che si può acquisire con l’allenamento. Persone che non si intendono di karate chiedono spesso a Funakoshi se è capace di rompere con un unico colpo molte tegole, ma egli risponde che chiunque si vanti di tali prodezze ha una scarsa concezione della vera arte del Karate.

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