Il concetto di Hyoshi

La vittoria nel Budō consiste nel vincere attraverso la pluridimensionalità.

La vittoria nel Budō consiste nel vincere attraverso la pluridimensionalità delle componenti: MaaiHyoshiYomi.

Il concetto di Hyoshi prevede una successione di intervalli ritmici spaziotemporali che, attraverso una cadenza ritmica, mettono in stretta relazione i due combattenti.

Durante un combattimento, le distanze variano continuamente e ritmicamente e questo in accordo con la respirazione. Ogni gesto è dipendente sempre da ritmi, fisiologici e psicologici anche quando siamo fermi e non facciamo in apparenza nulla. La respirazione per sua natura è ritmica come pure le contrazioni e distensioni muscolari, tutto dipende da queste cadenze ritmate. 

Questo concetto di armonia lo si può estendere ad un livello universale della cultura giapponese. Prendiamo ad esempio la cerimonia del tè, Sadō
(茶道- La via del tè), o Cha no yu (茶の湯 – acqua calda per il tè).  

Sia chi beve il tè sia chi lo prepara viene coinvolto in una serie di gestualità ritmiche accordate nello spazio e nel tempo.
La relazione globale finisce per essere fondamentale per la cultura giapponese, in ogni ambito.

Ognuno tende a cancellare la propria individualità per raggiungere la fusione con l’universo, dove l’Io non viene più percepito in quanto tale.

Tale armonia viene percepita attraverso un rituale che rispetta un processo culturale molto preciso e una raffinata gestualità regolata nel tempo.

Trasponendo questo concetto universale all’arte marziale, lo Hyoshipresenta due aspetti: il primo in relazione a se stessi, il secondo all’avversario. Quando ci muoviamo, durante le fasi di un combattimento ogni movimento per quanto veloce e complesso possa essere, non è mai un movimento casuale, ma basato su una codificazione assimilata la cui varietà e complessità dipendono dal livello tecnico.
Le cadenze muscolari ed i ritmi respiratori sono alla base dei movimenti esplosivi e veloci. Migliorare il ritmo con cui vengono eseguiti equivale a migliorare la tecnica dei movimenti stessi e la pratica si orienta a migliorare tre aspetti: forma, forza e cadenza. 

In un combattimento si mettono a confronto le cadenze di ciascuno, più in particolare respirazione, flussi muscolari e non per ultimo l’aspetto psichico.

Con l’inizio del confronto, di un combattimento si mettono a confronto gli hyoshidi entrambi i combattenti cercando di entrare nella cadenza dell’avversario e raggiungere l’armonia ritmica. Se i due hyoshisi accordano perfettamente, la sintonia risulta quasi perfetta e i movimenti di uno si fondono con quelli dell’altro. Le tecniche sono talmente armoniche che si completano le une con le altre completandosi ed evitandosi. Una perfetta armonia avviene allo stesso modo quando non si fa nulla e i due avversari sono fermi in una situazione di studio; risulta difficilissimo entrare con un attacco efficace.

Questo va avanti fino al momento in cui uno dei due prende l’iniziativa, gli hyoshi finiscono in una situazione dove non sono più accordati. Questo disequilibrio consente un’azione potenzialmente efficace poiché l’avversario è sintonizzato su di una cadenza oramai non più accordata. Il momento giusto per cogliere l’istante per rompere l’armonia è una delle condizioni per “colpire dopo aver vinto”. Creare una discordanza nell’armonia tra sé e l’avversario in modo che la sua cadenza non si accorda più con la nostra. Questa situazione di disequilibrio ci consente di agire con un attacco efficace che l’avversario troverà difficile da evitare poiché è in sintonia con la cadenza precedente. 

Nella pratica del combattimento tradizionale siamo in grado di allenare sia lo hyoshi che il maai in rapporto con l’avversario e la padronanza delle tecniche di base.

Nel combattimento libero tradizionale o Jyu Kumite, si lavora controllando gli attacchi. L’arresto degli attacchi portati con Kimedeve avvenire ad una distanza di pochi centimetri dai punti vitali. Risulta fondamentale affinare quindi la capacità di controllo, la precisione dei movimenti e la percezione degli attacchi dell’avversario

La pratica di tale tipologia di Kumite è stata adattata per la competizione sportiva dove spesso l’abilità dei praticanti non è proprio al livello necessario per una pratica efficace e in totale sicurezza.

Non sempre l’effettiva efficacia dei colpi è evidente, spesso si continua a lottare senza essere fermati dall’arbitro o dall’avversario, nonostante colpiti da una tecnica non ben valutata dall’arbitro che se fosse stata sferrata senza controllo avrebbe arrestato immediatamente l’incontro. Risulta chiaro che tale tipologia di Kumite è contraria ai principi del Karate come disciplina del Budō. Il principio del “colpire dopo aver vinto”, in questo caso è del tutto inapplicabile, dato che il Budō mira all’assoluta efficacia dei colpi senza alcun tipo di controllo.In conclusione il Maai e lo Hyoshi consentono al combattente di tendere alla vittoria assoluta, da un lato individuando i momenti di vuoto mentale dell’avversario, dall’altro mediante una valutazione della distanza spaziale e temporale, i momenti di sicurezza e di pericolo. 

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