Karate Goshin Dō e Pluridimensionalità

Il Karate come espressione del Budō è definito come Karate Goshin Jutsu 空手護身術. Il termine Goshin è composta da due Kanji “Go 護” inteso come proteggere o più precisamente difendere e “Shin 身” inteso come sé. “Jutsu 術” invece ha il significato di tecnica per cui nel complesso il termine Goshin Jutsu identifica l’insieme delle tecniche di autodifesa.

Il termine Jutsu però deve tener conto del fatto che il Budō deve essere pluridimensionale cioè aspirare a raggiungere l’eccellenza nelle diverse arti espresse dell’uomo in diversi ambiti, concetto espresso nella nozione di Dō.
E’ quindi più corretto parlare in questo caso di Karate Goshin Dō 空手護身道 che possiamo tradurre come la “Via dell’Autodifesa a mano nuda o vuota”. Non siamo semplicemente in un insieme di tecniche di difesa e contrattacco ma si entra in un ambito più profondo, cioè la pluridimensionalità dell’arte.

La struttura pluridimensionale del karate goshin do la possiamo dividere in 3 componenti. Le prime due riguardano le tecniche del corpo e sono il Maai (間合い) che considera il concetto di distanza e lo Hyōshi 拍子che considera il concetto di ritmo. La terza entra nell’ambito più raffinato e profondo del combattimento.

Qui si raggiunge una perizia tale da riuscire a prevedere l’attacco dell’avversario. Questa dimensione la chiamiamo Yomi 黄泉. La struttura del Budō quindi una perfetta integrazione sinergica di tutte le tre componenti Maai, Hyōshi e Yomi.

A livello sportivo incontriamo solo le componenti corporee, poiché queste sono quelle direttamente osservabili. All’inizio della pratica sembrano costituirne la totalità però, attraverso di esse, è possibile progredire nella dimensione più profonda.

In sostanza ciò che differenza uno sport da combattimento, da un’arte del Budō  è proprio il raggiungimento della terza dimensione. Un atleta con buone capacità fisiche riesce a raggiungere rapidamente una discreta efficacia nelle tecniche, ma è solo la prima parte. Il progresso nel Budōconsiste nel superare la prima fase della dimensione corporea, superando questo primo stadio ed integrare tutte e tre le dimensioni.

Un giovane atleta, in buone condizioni fisiche, trae la maggior parte dell’efficacia dalla forza corporea, se non sarà orientato verso la pluridimensionalità, vedrà decadere le proprie capacità fisiche con l’età e assieme ad esse l’efficacia della sua difesa.

Un anziano maestro è in grado di vincere con facilità, gli allievi più giovani. I suoi movimenti possono apparire, poco spettacolari e deludenti ma efficaci. Al contrario quelli dei giovani sono sicuramente dinamici, ma superficiali e non sono affatto indice di un alto livello del combattente.

Takano Sasaburo (1862-1950) 高野佐三郎

I movimenti spettacolari come salti e acrobatici colpi di piede, sono in un combattimento reale il più delle volte dovuti ad imprecisioni e quasi sempre non necessari. Un anziano maestro non sarà necessariamente capace di svolgere scene spettacolari ed acrobatiche in un film di ari marziali, poiché le scene nello schermo devono comunicare potenza mediante movimenti superficiali.

Il maestro di sciabola giapponese Takano Sasaburo (1862-1950) 高野佐三郎, per quanto riguarda un vero combattimento, il fatto stesso di colpire rappresenta un semplice movimento. Due avversari di altissimo livello duellano sino alla fine senza nemmeno scambiarsi un colpo.
La vittoria si determina da una situazione di combattimento senza indeterminazione, e non dal movimento inutili. In altri termini “Non si vince dopo aver colpito ma si vince prima di colpire”. La nostra è vittoria quando vinciamo utilizzando tutte e tre le componenti del Budō: Maai, Hyōshi e Yomi.

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