Il Percorso di Egami (parte5): il Tōate, colpo a distanza

Shigeru Egami (1912–1981)

«Se qualcuno attacca me, me che sono così malato, morirà ». Così afferma Shigeru Egami quando presenta il Tōate.

L’espressione Tōate si traduce letteralmente come “urtare la distanza” una traduzione che evoca metafore dove l’energia di uno tzuki colpisce come fosse un’arma da fuoco.

Egami nel suo tormentato percorso modifica radicalmente la sua esecuzione dello tzuki. Arriva ad un livello di raffinatezza tale da pervenire a proiettare la forza partendo da lontano senza toccare il corpo dell’avversario.

Questa tecnica viene ripresa in seguito dallo Shintaidō 新体道(La nuova via del corpo) che prosegue nell’idea di pratica “energetica” concepita come pensava Shigeru Egami. Il fondatore dello Shintaidō è Hiroyuki Aoki, allievo diretto del Maestro Egami nonché performer nel volume “Karate do kata for Professionals”. Lo Shintaidō è influenzato inoltre anche dall’arte occidentale, dal Cristianesimo e oltre ad essere una pratica marziale, vuole essere una vera e propria espressione artistica, un esercizio per il corpo e per la mente per scoprire se stessi.

Nello Shintaidō le sedute di allenamento sono orientate alla ripetizione di semplici movimenti, a corpo rilassato fino a raggiungere quasi lo sfinimento.

Questa fatica, apparentemente inutile, aiuta a sopprimere i comandi volontari e le percezioni del corpo. In altre parole si esaurisce la parte cosciente in virtù di un lato emozionale spontaneo.

Esercitandosi con un compagno, ci si abitua a percepire i suoi movimenti, anche quelli minimi. Allontanando leggermente le mani pur mantenendo un leggero contatto, si affina la capacità di percepire il movimento e la volontà  del partner. Una vera e propria fusione con il compagno di allenamento.

Attraverso questa pratica si allena la percezione di una comunicazione energetica tra individui permettendo di affinare una accuratezza così particolare da captare la presenza dell’altro, prima nei suoi movimenti, poi nella sua intenzione.

Quando i due compagni si allontanano qualche metro, appena uno esegue un movimento, effettua involontariamente una estensione involontaria delle proprie intenzioni del proprio spirito. Il compagno, estremamente sensibile alle variazioni energetiche, reagirà come fosse stato colpito da una energia invisibile e sarà proiettato all’indietro.

Al contrario di quello che si possa pensare, non sentirà affatto dolore, anzi una inaspettata sensazione di benessere. Al contrario di un pugno, la sensazione è quella di una benefica scarica elettrica che avvolge tutto il suo corpo. Durante l’allenamento si impara quindi a liberare il livello principale di energia che, nella vita di tutti i giorni, è tenuto sotto controllo dal nostro “Io Conscio” che è influenzato sia dalle nostre credenze che dall’ambiente.

Questa esperienza può aiutare a fare fluire la propria energia liberamente, liberandosi dalle tensioni e guadagnare in salute.

Shintaido Tenshingoso – scaricata dal web

Il Tōate può apparire ad una persona dall’esterno, come quella situazione in cui una persona si fa volutamente proiettare in conseguenza di un colpo ricevuto, ma in realtà non si tratta di un colpo come lo si può considerare comunemente nelle arti marziali.

In combattimento tradizionale i due avversari si trovano in opposizione, la loro energia urta l’una contro l’altra, mentre in questo caso sono in armonia e le due rispettive energie cercano di fondersi assieme. Mentre in un combattimento tradizione quando uno dei due contendenti viene colpito percepisce un urto violento che nei casi più forti causa una sensazione di dolore, nel Tōate non vi è nulla di tutto ciò, ma solo benessere. Per questo motivo il termine “Tōate” è stato scelto probabilmente in maniera errata poiché non identifica esattamente ciò che il Tōate rappresenta, dal momento che non si urta niente.

Nello Shintaidō, la ripetizione sistematica di movimenti semplici, porta a limitare gli effetti del nostro “Io conscio” per condurre ad una sorta di “ipersensibilità” della presenza altrui e ad un miglioramento a livello di benessere personale.

Il Tōate riveste una notevole importanza per quanto concerne lo studio dei fenomeni psicofisiologici, per approntare una riflessione scientifica e psicologica ad una pratica corporea. Tuttavia viene considerato dalla maggior parte degli “artisti marziali” ai margini delle arti marziali, relegato dietro un’etichetta di mistica.

A questo risultato, Shigeru Egami arriva dopo una vita di lavoro sulle tecniche di combattimento e sull’integrazione della “morte” alle tecniche di combattimento. Quando sostiene di “essere già morto una volta”, intende sottolineare che dopo la sua esperienza di premorte, continua i suoi studi con una vicinanza continua alla morte. Non è raro in letteratura imbattersi in casi di persone che sviluppano capacità particolari in conseguenza di eventi che li conducono vicino alla morte. Questa Ascesi è presente in diversi gradi nella pratica delle arti marziali giapponesi.

La pratica ascetica non è fine a se stessa ma mira ad un approfondimento cosciente e ad una comprensione più approfondita dei fenomeni naturali. La tradizione giapponese sottolinea spesso questa pratica poiché è si avvicina alla concezione buddhista di approfondire in concetto di sé verso l’apertura alla vita universale. Il raggiungimento di una pratica tecnica di notevole raffinatezza e qualità rappresenta un modo concreto per progredire l’apertura verso l’universale.

Questo non solo nelle arti marziali, ma in tutte le arti in genere. E’ la differenza tra una normale attività e un’arte. Il Dō conduce proprio a questo, approfondire la qualità e la capacità di fare qualsiasi cosa attraverso il corpo, possiamo elevare il nostro livello spirituale. Il lavoro sullo spirito passa comunque sempre attraverso il corpo.

Leggi anche: “Il Percorso di Egami (parte1): gli errori
Leggi anche: “Il Percorso di Egami (parte2): l’efficacia dello tsuki
Leggi anche: “Il Percorso di Egami (parte3): il makiwara è dannoso
Leggi anche: “Il Percorso di Egami (parte4): la nuova strada

 

Bibliografia:

Kenji Tokitsu., Storia del Karate – La via della mano vuota,Milano, Luni Editore, 2001.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*