Il Percorso di Egami (parte3): il makiwara è dannoso

Makiwara 巻き藁 ( 巻き”maku”, rotolo, avvolto o legato con una corda, e 藁 “wara

Il Makiwara 巻き藁 ( 巻き”maku”, rotolo, avvolto o legato con una corda, e 藁 “wara”, paglia) è un antico strumento utilizzato ad Okinawa, la cui origine molto probabilmente cinese è comunque incerta. È costituito da un palo di legno piantato nel terreno e da un fascio di paglia di riso intrecciata. L’esercizio al makiwara consiste nel colpire il fascio di paglia con le differenti tecniche di pugno, di gomito oppure di mano aperta per allenare il condizionamento delle così dette “armi naturali”. Le mani, in conseguenza dei colpi e dei traumi ricevuti tendono ad indurirsi. Nel 1908 Ankō Itosu scrive:

« Le mani e i piedi sono importanti e vanno rinforzati in modo esauriente con l’uso del makiwara. La pratica del makiwara consente di abbassare le spalle, aprire i polmoni, prendere consapevolezza della propria forza, di imparare la presa a terra con i piedi, e trasferire e usare l’energia al basso ventre. Pratica con ogni braccio cento o duecento volte. »

Shigeru Egami pratica anch’egli al makiwara in gioventù, poi capisce col tempo che questa pratica è inutile e se ne allontana. Ecco cosa scrive riguardo questa pratica.

Sensei Gichin Funakoshi al Makiwara

« Il makiwara è considerato come uno strumento indispensabile per l’esercizio del Karate. Ho pensato per lungo tempo al makiwara come al compagno della mia vita. Mi sono assiduamente esercitato al makiwara per 25 anni. In tutte le circostanze, non ho mai perso un giorno di lavoro al makiwara. Anche in viaggio mi portavo un makiwara, perché senza questo esercizio mi sentivo male.

«Ma, man mano che progredivo, il mio modo di pensare è cambiato. Mi sono progressivamente allontanato dal makiwara, trovandolo poco necessario, poi sono arrivato a non trovare alcun valore in questo esercizio, ed infine, oggi, penso che il makiwara sia nocivo per il Karate. «Un giorno d’autunno, quando avevo all’incirca vent’anni, di fronte a un castagno del giardino, ho pensato:

“Potrei far cadere tutte le castagne con un solo pugno contro il tronco?”. Ho grattato la corteccia per facilitare il contatto del mio pugno, poi ho colpito con tutta la mia forza. Con un piccolo rumore, è caduta solo qualche castagna, come per consolarmi; ero ben lontano dall’averle fatte cadere tutte. Inoltre il mio pugno si è subito talmente gonfiato che mi sono chiesto con inquietudine se non si fosse definitivamente rotto.

Sensei Yoshitaka Funakoshi al Makiwara

Dopo questa esperienza ho ottenuto un pugno molto duro e solido, e ho potuto rompere delle assi e delle tegole, ma non ho mai potuto ottenere una fiducia assoluta dell’efficacia del colpo…

«Ho incontrato talvolta persone che avevano i pugni callosi a forza di allenarsi al makiwara, in cui le prime articolazioni erano coperte di pelle cornea nera e spessa come quella del tallone. Erano mani terribili da guardare, ma quando ho loro domandato di colpirmi al ventre, ho constatato che i loro colpi non erano efficaci.

Queste esperienze mi hanno indotto a diffidare del makiwara. Ma in fondo a me stesso, pensavo che il mio colpo non era come quello degli altri, e ho continuato a cercare di colpire in maniere diverse, affrontando delle difficoltà. Nel corso di questa ricerca, sono stato obbligato progressivamente a trasformare il modo di formare il pugno e ho finito per trasformarlo completamente. La mia conclusione è stata la seguente: per effettuare uno tsuki efficace, non bisogna colpire come si impara abitualmente, occorre cambiare la forma del pugno. E se si assume questa forma efficace, non ci si può esercitare al makiwara. Così ho abbandonato completamente l’esercizio al makiwara: era circa il 1958».

«Proseguendo la mia ricerca, ho anche compreso che l’esercizio al makiwara non è solo inefficace, ma è nocivo per la salute. E’ evidente, se si studia, anche poco, l’agopuntura o lo shiatsu».

di Shigeru Egami
Tratto da “Storia del Karate”- Luni editore

 

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Leggi anche: “Il Percorso di Egami (parte2): l’efficacia dello tsuki
Leggi anche: “Il Percorso di Egami (parte4): la nuova strada ”
Leggi anche: “Il Percorso di Egami (parte5): il Tōate, colpo a distanza

 

Bibliografia:

Kenji Tokitsu., Storia del Karate – La via della mano vuota, Milano, Luni Editore, 2001.

Gabrielle e Roland Hbersetzer.,  Enciclopedia delle Arto marziali – secondo volume M-Z, Milano, Luni Editrice, 2013.

 

 

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