Gichin Funakoshi: la Scuola Shōtōkan (parte 1)

Funakoshi Gichin (1869-1957)

Funakoshi Gichin (1868-1957)

Si considera erroneamente Gichin Funakoshi il padre del Karate Moderno, in realtà è una sorta di confusione tra la modernizzazione del karate e la sua diffusione. Di fatto la prima è opera di Ankō Itosu, mentre la diffusione del Karate in Giappone è opera appunto di Gichin Funakoshi.

Gichin Funakoshi nasce a Okinawa nel 1868 (primo anno dell’era Meiji). Appartiene ad una famiglia legata alla tradizione, in un periodo dove il Giappone passa dal Feudalesimo all’età moderna. Inizialmente vuole intraprendere gli studi di Medicina, ma per una regola imposta delle nuove disposizioni imperiali, uno studente in medicina non può portare i capelli raccolti ( la crocchia). Funakoshi non può accettare tali disposizioni e rinuncia agli studi in medicina. Conserva la crocchia fino all’età di venti anni e quando decide di tagliarsi i capelli, provoca diversi problemi in famiglia.

All’età di ventun’anni, diventa insegnante presso la scuola elementare di Naha dove continua  questo incarico per oltre trent’anni. Gichin Funakoshi comincia la pratica del “Te” all’età di dodici anni con il maestro Ankō Asato, allievo diretto di Sōkon Matsumura. In quel periodo gli allenamenti si svolgono all’aperto, spesso di notte. Asato è uno stimato maestro dell’arte del “Te” e Funakoshi sembra essere l’unico allievo di cui si abbia testimonianza storica, del resto la pratica di tale arte era volutamente tenuta nascosta, prima del XX secolo.

Quando inizia l’insegnamento scolastico, Funakoshi conosce Ankō Itosu, amico di Ankō Asato e anch’egli allievo di Sōkon Matsumura.  Funakoshi continua lo studio di tale arte sotto la direzione di entrambi i maestri parallelamente al suo lavoro di insegnante presso la scuola. Asato e Itosu sono diversi sia come morfologia che come tecnica. Il primo è molto alto col le spalle larghe e con lo sguardo penetrante e sostiene la tesi che le mani ed i piedi dell’avversario sono da considerare come spade per cui non bisogna mai farsi toccare. Il secondo al contrario non è molto alto e abbastanza tarchiato e sostiene  che se l’avversario attacca in maniera non troppo efficace ci si può anche lasciare colpire poiché rafforzare il corpo dai colpi è una pratica importante.

Kanō Jigorō (1860-1938)

Nel 1921, il Principe Imperiale è in viaggio in Europa e si  ferma  a Okinawa, è in questa occasione  che Funakoshi viene incaricato di realizzare una dimostrazione di “Te” assieme ai sui allievi. L’anno successivo una dimostrazione analoga viene organizzata a Kyōtō presso “L’Esposizione Nazionale di Educazione Fisica”. Funakoshi pensa di fare ritorno ad Okinawa al termine delle dimostrazioni, ma Jigorō Kanō, il fondatore del Judō, lo invita ad una esibizione presso il suo Dōjō Kōdōkan a Tōkyō. Tale è il successo, che lo stesso Funakoshi decide di prolungare la sua permanenza a Hōndō solo di qualche giorno, ma in realtà decide di rimanere in Giappone a diffondere la sua arte.

Funakoshi ha cinquanta tre anni quando decide di abbandonare definitivamente il suo impiego come insegnante, rimanendo a Tōkyō, lasciando moglie e figli ad Okinawa, cercando di vivere esclusivamente della sua arte. Egli lavora come portinaio in uno Studentato per studenti originari di Okinawa chiamato “Meisei-juku”. La sua principale occupazione è quella di pulire il giardino, distribuire la posta ed accogliere i visitatori. Con questo lavoro riesce esclusivamente a pagare per avere un alloggio per la notte. Ottiene però il permesso di utilizzare una delle sale dedicate  alle conferenze, per insegnare la sua Arte.

Inizialmente ha pochissimi allievi, tuttavia nel giro di pochi anni il numero aumenta e parallelamente gruppi di studenti di diverse università creano “Club” di quest’arte. Questa diffusione nelle varie università è  un vettore di trasmissione decisamente importante.

Gichin Funakoshi e Masatoshi Nakayama (1913-1987)

Scrive Funakoshi: In quell’epoca, vivevo ogni giorno con l’impressione di vedere un chiarore che si ingradiva poco a poco nella notte tenebrosa… non era più, quindi una lotta senza avversario…, il mio petto si gonfiava spesso di gioia”.

di Gichin Funakoshi
(Tratto da “Storia del Karate”- Luni editore)

Funakoshi nel 1922 scrive un libro dal titolo “Ryūkyū kenpō karate” ( il karate, pugilato di Ryūkyū) e due anni dopo “Rentan goshin karate jutsu” (Tecnica del karate, rafforzamento energetico e autodifesa). In queste due prime opere scrive il termine “Karate” con gli ideogrammi che si identificano con “La Mano della Cina”.

Verso gli anni ’30, col nazionalismo giapponese imperante, l’ideogramma cinese risulta fuori luogo, dal momento che l’intenzione di Funakoshi è quella di accumunare la sua arte con quelle della tradizione del Budō giapponese, molto vicino al concetto militaristico in vigore in quel periodo.

In questo contesto sociale che Funakoshi decide di sostituire l’ideogramma che significa “Cina” con quello che significa “Vuoto”. La sua scelta viene spiegata attraverso due frasi che derivano dal buddismo zen

Shiki soku ze kū (=Kara)
Kū soku ze shiki

Tutti gli aspetti della realtà visibile equivalgono al vuoto (nulla)
Il vuoto (nulla) è l’origine di tutta la realtà

Successivamente Funakoshi aggiunge i suffisso Dō (Via) e la sua arte successivamente si chiama Karate – Dō ( La Via della Mano Vuota ). Questi fatti testimoniano gli sforzi fatti da Funakoshi per innalzare l’arte del Karate ed accumunarla a quelle del Budō giapponese.

Nel 1938 Funakoshi scrive “Karate-do kyohan” (testo di insegnamento del Karate Dō), la sua opera più importante, scritta nel periodo migliore della sua vita. La situazione economica d’ora in poi migliora e nel 1938 viene costruito da suoi allievi il primo Dōjō che verrà chiamato Shōtōkan ( La casa nel fruscio della pineta).

Leggi anche “Yoshitaka Funakoshi: la Scuola Shōtōkan (parte2)
Leggi anche “Le divergenze tra le varie correnti: la Scuola Shōtōkan (parte3)

 

Bibliografia:

Kenji Tokitsu., Storia del Karate – La via della mano vuota, Milano, Luni Editore, 2001.

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