Budō e Karate Goshin Dō

Il Budō (武道) è una disciplina che riunisce le tecniche della pratica del combattimento (Bu) ed la modalità esistenziale dei principi elaborati dai guerrieri feudali giapponesi. Si è sviluppato nell’arco di un lunghissimo periodo storico, durante il quale è stato corretto, trasformato, sperimentato e migliorato di generazione in generazione, trovando una forma pressoché definitiva durante l’ultimo periodo feudale giapponese.  Attualmente possiamo contestualizzare e  riadattare tali principi alla nostra epoca, poiché nessuno di noi vive come un guerriero di un tempo.

I grandi maestri arrivavano fino alla massima espressione del Budō, adottando una pratica empirica cercando di migliorarsi gradualmente facendo esperienza degli errori commessi in passato.  Tali principi erano profondamente legati alla vita ed ai valori dell’epoca e  attualmente è impossibile raggiungere la medesima raffinatezza attraverso una pratica analoga.

La nozione di Dō, spazia in diversi ambiti della cultura giapponese, non solo nelle arti da combattimento che conosciamo come: Kyudō (tiro con l’arco), Kendō (la spada giapponese), Judō, Aikidō, ma anche Kadō (l’arte di disporre i fiori), Sadō (la cerimonia del te) o Shodō (la calligrafia).

E’ propria della cultura giapponese, la nozione che tutte le arti, ad un certo livello di conoscenza, si riuniscano in un medesimo ambito spirituale. L’approfondimento di una determinata disciplina, porta a raggiungere una situazione dove la capacità personale non è limitata solo ad un determinato campo, la calligrafia Shodō per esempio, ma esteso spiritualmente ad un livello universale. In altre parole la nozione di Dō, nella cultura giapponese, è quella via ad uno stato spirituale, che sviluppa le capacità umane nelle diverse arti e tale stato si raggiunge tramite la perfezione in ogni singola arte.

Per noi occidentali che pratichiamo queste arti giapponesi, la nozione di Dō rimane tuttavia ad un livello di superficie, come un’idea astratta. Resta associata a quella pratica in relazione a determinati metodi di ottenere concentrazione, forza psichica e fisica e nei modelli di comportamento di determinate regole. Il Karate fa o meno parte del Budō? La perfezione del Budō  la si raggiunse nel periodo dell’Era Tokugawa. Questo periodo di pace relativamente lungo era dominato dalla casta del guerrieri, simboleggiata dalla spada, dove il Budō  raggiunse il massimo di raffinatezza e perfezione e  i Samurai, i loro scritti, erano i depositari del sapere dell’arte della sciabola, considerata come la massima espressione di tale filosofia. Tali scritti hanno sempre avuto un valore solamente storico e culturale rappresentativo del periodo,  non sono mai stati oggetto di studio in modo scientifico.

Il Karate ha una storia differente poichè è presente, con questo nome, da un tempo decisamente più breve. Nonostante una storia antica, pressoché sconosciuta, come arte da combattimento praticata nei villaggi di Okinawa. Il Karate non ha mai posseduto una storia propria in quanto  Budō , ovvero come cultura di una casta di individui che facevano del combattimento, e del raggiungimento della perfezione, la loro ragione di vita. In realtà  è stato inserito nel  Budō , in un periodo dove i samurai rappresentavano già il passato e la cultura si stava modernizzando. Il Karate che parte da una semplice forma di combattimento a mani nude di Okinawa con fortissime influenze cinesi, una volta inquadrato nel  Budō  pur non avendovi mai fatto parte, ha iniziato gradualmente a metabolizzare parzialmente alcuni elementi tipici del  Budō. Il Karate è stato considerato in fondo alla gerarchia delle discipline delle arti marziali, questo lo si può analizzare anche dal punto di vista sociale.

Di fatto la condizione sociale, il livello di studi dei praticanti di karate erano spesso inferiori a quelli delle arti considerati di livello superiore come Aikidō, Judō, Kendō ecc. Come a dimostrare quasi che nonostante la scomparsa della casta feudale dei guerrieri dopo il 1868, determinati atteggiamenti mentali e valori si mantennero nelle arti marziali ereditate da questa casta. Il Karate non era eredità dirette di questa casta ma era stato introdotto successivamente e lasciato quindi ai margini delle arti del  Budō . Non a caso i praticanti di karate erano appunto di stati sociali meno abienti e da qui la debole stima del pubblico giapponese nei confronti di quest’arte.

 

Bibliografia:

Kenji Tokitsu., Lo Zen e la Via del karate, Milano, Sugarco Edizioni, 2013.

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